Domenica, 08 Dicembre 2019

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IL CRESPIGNO CONTRO LO STRESS OSSIDATIVO

Sonchus asper, (altri nomi comuni: Grespino, Lattarolo, Cicerbita)

Ci sono due specie di Crespigno facilmente distinguibili tra loro: Sonchus oleraceus (Crespigno comune), più tenero e dolce e Sonchus asper (Crespigno spinoso), che ha la stessa forma ma consistenza diversa e soprattutto piccole spine. Sono ambedue commestibili.

 

 Consigli in cucina.

Il crespigno si utilizza insieme ad altre cicorie di campo, sia cotto che crudo, in insalata. L’uso delle foglie e del frutto non procura alcun problema. Della pianta si utilizzano le foglie (da raccogliere da maggio a giugno) nelle insalate o nelle cicorie, la scorza della radice invece va raccolta quando è fresca (in autunno). Il suo sapore dolciastro serve ad attenuare il tono amarognolo di altre cicorie di campo. Per mangiare crudo il crespigno spinoso è bene eliminare con un coltellino o con le forbici da cucina le piccole spine delle foglie più grandi.

Proprietà.

Il crespigno contiene sali minerali: elevate quantità di ferro[1], calcio e fosforo, di vitamine e di fibre; esplica un’azione depurativa, rinfrescante, diuretica ed epatoprotettiva. Il crespigno viene utilizzato nella tradizione popolare contadina come trattamento per contrastare vari disturbi associati a fegato, ai polmoni e ai reni. Studi recenti ne confermano queste proprietà[2]. Il crespigno è efficace contro lo stress ossidativo[3]-[4]  e la perossidazione lipidica[5], cioè quel fenomeno dovuto ai cosiddetti "radicali liberi" per cui i lipidi contenenti acidi grassi insaturi vengono direttamente ossidati dall’ossigeno, causando –se in eccesso - l’invecchiamento precoce delle cellule e la malattia. Khan, che è un appassionato studioso di questo vegetale, ha dimostrato anche che il crespigno migliora le qualità cognitive e la memoria[6].

 

Il Crespigno è un complemento nutrizionale essenziale nelle situazioni di danno epatico[7]. La somministrazione di silimarina (Cardo Mariano) e Crespigno (insieme) ha notevolmente abbassato i livelli sierici degli enzimi marcatori epatici, del colesterolo, delle lipoproteine a bassa densità (HDL, che hanno la funzione di rimuovere il colesterolo “cattivo”), e dei trigliceridi, ed elevato i livelli delle lipoproteine ad alta densità. Inoltre, in quello stesso studio, è stato osservato una “riduzione” dell’attività del Glutatione epatico e dell’attività di catalasi, superossido dismutasi, glutatione perossidasi, glutatione S-transferasi e glutatione reduttasi. Questo significa, ancora una volta, che l’attività antiossidante del crespigno protegge il fegato. Così come protegge la tiroide[8].

 Insomma, una buona dose di antiossidanti per tutelarci dai danni indotti dallo stress ossidativo e dagli inquinanti ambientali ci arriva direttamente dai prati di casa nostra. 

Crespigno in Erboristeria

 I dati degli studi attuali suggeriscono che l’estratto di crespigno proteggere i reni alleviando lo stress ossidativo indotto[9]. Se assunto in dosi eccessive, come molte erbe, può risultare invece nefrotossico e provocare effetti collaterali a carico dell'apparato cardiorespiratorio (proprietà vasodilatatrici e rallentatrici dell'attività cardiaca).

 La radice di Crespigno, utilizzata soprattutto in erboristeria, presenta un alcaloide che può essere lievemente tossico: la berberina, ed è quindi sconsigliato utilizzarla durante la gravidanza e l’allattamento. È comunque proprio questa sostanza che risulta attiva contro infezioni di vario genere come le diarree batteriche e le candidosi, ma anche e soprattutto contro il colesterolo[10].

 

Dove si trova.

Dappertutto. Il crespigno può crescere su una varietà di tipi di suolo, dal terreno bianco, argilloso, alle sabbie grigie, al terriccio di sabbia nera o alla torba nera argillosa. Può crescere nelle valli, nelle zone umide, nei corsi d'acqua stagionali, nei laghi, nelle zone umide, nei pascoli, nei campi di fieno, nei frutteti, lungo le strade, nei terreni incolti, negli orti, nei giardini, nelle colture e lungo i bordi stradali. Generalmente sceglie terreni ricchi di elementi nutrivi, specie di azoto.  S. asper privilegia comunque un terreno ben drenato, leggermente acido per terreni alcalini, ma è tollerante anche dei suoli salini (Lewin, 1948 a Hutchinson). Attenzione però a dove raccogliere le erbe selvatiche! Mai lungo i bordi delle strade trafficate dalle auto o dove pensate che vengano utilizzati pesticidi, anticrittogamici, inquinanti vari...

 

 

[1] Afolayan AJ et al., Nutritional quality of some wild leafy vegetables in South Africa, 2009 Aug, Int J alimentare Sci Nutr. 60 (5) :424-31

 [2]Khan RA et Al., Evaluation of phenolic contents and antioxidant activity of various solvent extracts of Sonchus asper (L.) Hill, 2012 Feb, Chem Cent J.  6;6(1):12

 [3] Khan RA, Protective effects of Sonchus asper (L.) Hill, (Asteraceae) against CCl(4-) induced oxidative stress in the thyroid tissue of rats , BMC Complement Altern Med, 2012 Oct 9;12:181

 [4] Khan RA et Al. , Protective effects of Sonchus asper (L.) against KBrO3-induced oxidative stress in rat testis. 2013 May, Pak J Pharm Sci.  26(3):567-70.

 [5] Khan RA, Protective effects of Sonchus asper against KBrO3 induced lipid peroxidation in rats. 2012 Nov 27, Lipids Health Dis. 11:164.

 [6]Khan RA et Al.,  Brain antioxidant markers, cognitive performance and acetylcholinesterase activity of rats: efficiency of Sonchus asper, Behav Brain Funct. 2012 May ,16;8:21.

 [7] Khan RA et Al., , Hepatoprotective activity of Sonchus asper against carbon tetrachloride-induced injuries in male rats: a randomized controlled trial, 2012 Jul 9, BMC Complement Altern Med. 12:90.

 [8] Khan RA, Protective effects of Sonchus asper (L.) Hill, (Asteraceae) against CCl(4-)induced oxidative stress in the thyroid tissue of rats, BMC Complement Altern Med. 2012 Oct 9;12:181.

 [9] Khan RA et al., Prevention of CCl4-induced nephrotoxicity with Sonchus asper in rat., 2010,  Alimentare Chem Toxicol. 48 (8-9) :2469-76. 

 [10] Kong, et al., Berberine is a novel cholesterol-lowering drug working through a unique mechanism distinct from statins, Nat Med, 2004 Dicembre; 10 (12) :1344-51