Domenica, 08 Dicembre 2019

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Le virtù delle pesche bianche

 

Finalmente torna sulle nostre tavole un frutto che ha delle qualità insostituibili.

 

Denominazione botanica: Prunus persica vulgaris

Famiglia: Rosaceae.

Genere: Prunus (specie persica).

Parti usate: polpa del frutto

 

Storia della pesca bianca

L’albero del pesco è molto probabilmente originario della Cina.Secondo altri autori invece è un frutto originario della Persia (attualmente Iran), che avrebbe dato i natali anche al nome. L’introduzione del pesco in Europa è attribuita ad Alessandro Magno, che portò in patria alcune piante di pesco al suo rientro dalle sue campagne asiatiche. Secondo altri autori invece i Greci lo avrebbero introdotto dall’Egitto.

Il frutto della pesca bianca è molto caratteristico: rotondeggiante, globoso, sempre scarsamente colorato, con buccia di colore sempre biancastra tendente al verde, anche quando raggiunge la maturazione; la polpa del frutto è bianca con sfumature verdi, leggermente rossastre nella parte a contatto con il nocciolo. La sua caratteristica è che rispetto alle altre pesche ha un profumo consistente. In passato la pesca bianca era coltivata tradizionalmente nel Veneto con colture in vaso. Ora la pesca bianca è coltivata in molti Stati, nelle zone con clima temperato mite. La maturazione dei frutti avviene d’estate, si annuncia in giugno, ma esplode soprattutto nei mesi di luglio e agosto, in relazione alla provenienza della zona produttiva.

 

Caratteristiche botaniche

  Le pesche, presenti in numerose varietà (pesca gialla, pesca a pasta bianca, pesca noce, percoca, merendella, saturnina) sono riassumibili in tre specie: gialle, bianche e noci (nettarine). La polpa, dolce, succosa, profumata, contiene circa l’85% di acqua, zuccheri (immediatamente biodisponibili), molti sali minerali e vitamine (in particolare A, B e C).

Le pesche hanno tutte proprietà dissetanti, diuretiche e blandamente lassative. La pesca con la polpa gialla è più ricca di vitamina A (beta carotene), per questo nella disintossicazione epatica si privilegia la pesca a pasta bianca che non affatica il fegato.

Bisogna fare molta attenzione che i bambini inavvertitamente non succhino il nocciolo perché contiene, anche se in piccola quantità, una sostanza nociva (che libera acido cianidrico, velenoso, concentrato soprattutto nella mandorla interna).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valori nutrizionali (tabella INRAN)

ALLEGATO

 

 

 

 

 

 

Indicazioni nutrizionali

   Per la medicina cinese la pesca è simbolo di immortalità. La pesca a pasta bianca viene proposta come frutto associato agli altri nutrienti del pasto o utilizzata anche come presidio terapeutico in tutte quelle condizioni cliniche che sono caratterizzate da difficoltà della funzione epatica o nelle cefalee di origine digestiva.

 

1. Sostegno epatico.  La pesca bianca agisce sul fegato sia per le sue proprietà drenanti e disintossicanti, ma anche indirettamente, perché contenendo una modesta quantità di iodio, va a stimolare la tiroide. Questo meccanismo sollecita il funzionamento di tutti i sistemi biologici. Un fegato affaticato si giova molto dell’apporto energetico degli zuccheri presenti in un frutto acquoso perché quegli zuccheri diventano biodisponibili, cioè immediatamente utilizzabili. Rispetto all’utilizzo di altri frutti ricchi di iodio, inoltre, la pesca bianca ha una caratteristica da tenere presente nella costruzione di un pasto destinato a quelle persone che soffrono d’instabilità glicemica (le persone sotto stress che vanno incontro a cali glicemici). Infatti, normalmente l’assunzione di un frutto zuccherino produce una condizione temporanea d’iperglicemia, cui fa seguito un crollo del tasso glicemico, condizione che lascia il fegato in difficoltà energetica e che è avvertibile come bisogno compulsivo di mangiare. La pesca bianca, a differenza di altri frutti, determina una modesta ma prolungata condizione di rifornimento glucidico che comunque non è seguito da una repentina ipoglicemia.

 

2. Detossicante naturale con effetto antidolorifico nelle cefalee. La pesca bianca si utilizza molto nelle cefalee di origine digestiva, quando è necessario smaltire i cataboliti tossici prodotti dal lavoro epatico. In questi casi si può proporre al paziente una giornata di alimentazione con le sole pesche bianche per tornare il giorno successivo ad un’alimentazione normale. Infatti, il minimo contenuto di ferro, presente nelle pesche bianche svolge una funzione “irritativa” sull’epatocita, cioè di stimolo, di sollecitazione al lavoro, ma essendo questo frutto anche ricco di zuccheri e di acqua di vegetazione (povera di sodio), contemporaneamente si sostiene il lavoro epatico e si attiva una sana diuresi che elimina tutti i cataboliti tossici.

 

   3. Eccezionale nelle diete dimagranti. In genere si ingrassa per una serie diversa di motivi. Spesso è il metabolismo che si inceppa e in questi casi bisogna rimettere in ordine le funzioni organiche. La pesca bianca si rivela efficace in tutte le condizioni di ipofunzionalità tiroidea sia per lo stimolo diretto del suo contenuto in iodio, sia perché incrementa la diuresi. Proporre un pasto associando: 150 g di pesce in padella, due indivie belghe crude e due pesche, è funzionale a un’ attivazione della diuresi, una disimbibizione e il recupero dell’attività metabolica tiroidea. La combinazione di un solo pasto però non basta, occorre perseverare seguendo le note di uno spartito, in modo da rimettere in sesto gli organi, condizione essenziale per il recupero della forma fisica.

 

4. Presidio dietetico fondamentale nell’epatite virale. Quando si costruisce una dieta per una persona affetta da epatite, la pesca bianca costituisce uno degli alimenti più mirati. Un esempio di pasto che la Bioterapia Nutrizionale propone in queste patologie è: 50 g di riso, condito solo con olio extravergine d’oliva e un pomodoro crudo, 140 g di filetto ai ferri, un finocchio in pinzimonio e una pesca bianca. Quest’associazione fornisce soprattutto una quota consistente di zuccheri semplici, sollecita con il pomodoro crudo un drenaggio epatico ed effettua un’azione antiossidante con la vitamina E presente nell’olio crudo. La cottura ai ferri della carne di filetto (l’unica parte della carne animale che non contiene tossici) consente che le proteine siano poco denaturate e possano fornire il materiale indispensabile per la ristrutturazione degli epatociti lesi dal virus. Il finocchio accelera la diuresi e quindi permettere l’eliminazione dei ristagni. La pesca in questa combinazione svolge una funzione drenante e consente l’eliminazione renale delle scorie tossiche.

 

5. Indicazioni nell’autismo

La condizione dei bambini, come anche degli adulti con autismo, è uno stato di perenne intossicazione e anche di un’enorme infiammazione gastrointestinale. Questo stato infiammatorio istintivamente porta i bambini a difendersi rifiutando molti tipi di frutta. Quando però i bambini sono trattati omotossicologicamente e con le tecniche ABA risolvono spesso la condizione di infiammazione e un presidio molto utile in questi casi potrebbe essere proprio la pesca bianca che facilita lo smaltimento dei tossici sia lavorando sul fegato, sia agevolando la diuresi. Una combinazione proponibile, in questi casi potrebbe essere: riso ai fiori di zucca, scaloppina di petto di tacchino, finocchi cotti, una pesca bianca. La capacità induttiva del sonno del fiore di zucca (calice e pistilli) associata all’azione sedativa dell’aglio svolge un’azione rilassante sul sistema nervoso. Il tacchino è la carne di elezione nell’autismo perché fornisce: Tiamina (B1- la tiamina occupa un ruolo centrale nel metabolismo energetico cellulare), Riboflavina (B2), Niacina (B3), acido Pantotenico (B5), Piridossina (B6), Cobalamina (B12)  acido folico,  Vitamina C ed E e una buona percentuale di Colina (221,8 % g), importantissimo precursore dell’acetilcolina. I finocchi cotti sono eccezionali nella ricostruzione della mucosa gastrica e la pesca bianca rifinisce il lavoro con la sua azione disintossicante e diuretica.

 

   6. Utile nelle cardiopatie. Un paziente cardiopatico si giova senz’altro di un’associazione nutrizionale costituita da 300 g di yogurt bianco intero e tre pesche. Il calcio presente nello yogurt, fornisce gli elettroliti utili; gli zuccheri biodisponibili della pesca facilitano la diuresi, in modo da ridurre la volemia e le resistenze periferiche. Questo spesso è un quadro clinico nel quale il medico sceglie di somministrare il diuretico per ridurre la congestione e il gonfiore addominale. Ma l’esperienza clinica ha dimostrato che un bravo medico bionutrizionista, può ottenere buoni risultati anche con la dieta giusta.

 

7. Patologie dolorose. Il particolare equilibrio dei sali minerali contenuti nella pesca, permette l’impiego dì questo frutto nei casi clinici che richiedano un’azione terapeutica nelle patologie dolorose del midollo osseo emopoietico. Il presidio utilizzato, in questi casi è quello di  una fetta di pesca, addizionata con una piccola quantità di sale, si rivela efficace nei dolori acuti alle ossa, secondari a stimolazione intensa del midollo rosso. In genere questa situazione clinica si presenta nelle anemie acute, dopo severe emorragie o dopo trattamenti chemioterapici (dove si utilizzano i fattori di crescita). Nella maggior parte dei casi, il dolore si riduce in maniera significativa dopo pochi minuti dall’assunzione di questa semplice preparazione bionutrizionale di emergenza.

   

 

Controindicazioni

Controindicazioni: le pesche bianche hanno molte virtù… tuttavia debbono essere consumate con oculatezza e associando bene i pasti nel caso della patologia diabetica, nell’ulcera gastroduodenale e nella gastroenterocolite.

Il paziente diabetico deve impiegare la pesca con moderazione, scegliendo quella a pasta bianca che fornisce un maggior quantitativo di acqua di vegetazione, una maggiore quantità di iodio ed è meno ricca di zuccheri. Non è indicata la pesca a pasta gialla che affatica ancora di più il fegato e fornisce troppi zuccheri.

La pesca inoltre può provocare in alcuni soggetti un fenomeno di reazione allergica (più assegnabile ad una sensibilità individuale), fenomeno che spesso si presente quando queste persone vengono a contatto con la buccia vellutata della pesca. In questi casi si consiglia di far sbucciare la pesca ad altri prima di venirne in contatto.

 

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