Martedì, 22 Ottobre 2019

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MANDARINO

 

Il mandarino è un frutto autunnale, del quale esistono numerose varietà. Può essere considerato un frutto diuretico, per il suo minimo contenuto di iodio che stimola la tiroide e accelera i metabolismi, ma ha, al contempo, anche proprietà sedative del sistema nervoso per la presenza di bromuro. Per la sua azione miorilassante e sedativa, anche se stimolante il metabolismo, il mandarino costituisce un agrume adatto a sostenere la stimolazione tiroidea anche nel pasto serale, senza però far rischiare un aumento dell’eccitabilità neurologica e senza disturbare il sonno.

I mandarini sono costituiti da circa l'81% di acqua, possiedono 53 kcal per 100 gr e contengono: potassio (166 mg), calcio (37 mg), fosforo (20 mg), sodio (2 mg), ferro (0.15 mg), mentre fra le vitamine troviamo la vitamina A (18 mcg), la vitamina C (26,7 mg) e le vitamine del gruppo B (B1,B2, B3, B5, B6). I mandarini contengono vitamina C e contribuiscono a rinforzare le difese naturali dell'organismo; hanno inoltre proprietà mineralizzanti, toniche e leggermente sedative. La percentuale di fibre presenti nel mandarino, come la cellulosa, rende i mandarini efficaci anche nella stipsi, pur non avendo l’aggressività di un lassativo.

Oltre alla capacità re-mineralizzante e di ausilio delle difese organiche, il mandarino agevola il deflusso della bile, aumentando la secrezione dei succhi gastrici.

Attualmente c’è una grande attenzione al problema degli additivi e dei conservanti impiegati nella coltivazione della frutta e alcuni supermercati riportano sul banco la provenienza del mandarino ma anche i fertilizzanti con i quali è stato coltivato. In questi casi è possibile utilizzare anche la buccia che gli studi clinici riportano avere un notevole potere antitumorale e anti epatite C. Il mandarino è stato studiato per i suoi effetti antiproliferativi sulle cellule tumorali, probabilmente per il suo contenuto in acido fitico (1/6 mc %), chimicamente acido inositol-esafosforico, perché l’acido fitico ha la proprietà di legarsi ai minerali presenti negli alimenti (calcio, zinco, fosforo e magnesio), riducendone l’assorbimento intestinale, e questo facilita l’eliminazione fecale dei residui indigeriti delle proteine e della cellulosa, riducendo notevolmente la formazione delle nitrosamine,  di cui è riconosciuta la cancerogenicità a carico della mucosa intestinale.

La stessa azione d’inibizione dell’assorbimento, avviene anche a carico di diversi tipi di amidi e zuccheri complessi, presenti negli alimenti che compongono un pasto, e questo ne rende possibile l’utilizzo moderato anche dei diabetici, a condizione di utilizzarlo soltanto a pranzo, meglio se associato ad un fritto sano. Lo stesso frutto, proposto da solo negli intervalli fra i pasti, farebbe drammaticamente elevare i livelli ematici del glucosio, in quanto l’acido fitico non avrebbe il potere di frenare l’assorbimento degli zuccheri diluiti nell’acqua di vegetazione. A cena non è mai consigliabile proporre un frutto ad un diabetico.

I flavonoidi ed i flavoni (noti come vitamine P), contenuti nei mandarini come la Vit. C, entrano in sinergia realizzando un’azione antiscorbutica ed antiemorragica.

I mandarini possono essere utilizzati nella fase premestruale per facilitare l’induzione di un flusso ematico senza coaguli e, nello stesso tempo, possono essere utilizzati in fase mestruale per ridurre una metrorragia. L’azione antiemorragica dei flavoni contenuti nei mandarini è bilanciata da quella fluidificante dell’adenosina.

 

In una donna gravida, a rischio di gestosi gravidica, i f1avonoidi esercitano un effetto protettivo e tonico, prevenendo il rischio di emorragie. L’azione diuretica del mandarino contrasta la tendenza ipertensiva, tipica di questa sindrome, mentre l'adenosina, antiaggregante piastrinico, fluidificando il tessuto ematico, contrasta la tendenza trombotica.

La spremuta di mandarini non costituisce una modalità ottimale di impiego di questo frutto, in quanto vengono persi tutti i nutrienti contenuti nella parte stromale dei singoli spicchi. È comunque una valida opportunità per quelle persone iper-selettive che non riescono a mangiare al frutta perché costituisce un carico di enzimi altrimenti non proponibili. La ridotta percentuale di sodio presente nel succo di mandarino o di pompelmo, insieme all'acqua di vegetazione ricca di zuccheri e di acidi organici, costituisce la migliore soluzione bionutrizionale in queste situazioni, ai limiti degli equilibri fisiologici.

Come per tutti gli alimenti possono esistere delle allergie al frutto come anche alla buccia del mandarino.