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Procedimento per estrarre il latte dalla noce di cocco.

 

L’ideale sarebbe avere un estrattore perché le caratteristiche dell’estrattore sono che:

 

Partendo dalla noce occorre prima estrarre il grosso seme dal guscio, incidendo sui due buchini che sono alla base della noce, quindi bisogna togliere la buccia, tagliarla a dadini molto piccoli e metterla nell’estrattore.

Con un estrattore basta versare un po’ di acqua tiepida assieme alle scaglie di cocco ed il latte viene fuori subito dall’estrattore.

 

Ottenuto il latte di cocco lo si può mettere in frigorifero per goderselo fresco così com’è. Lo si può eventualmente dolcificare mettendoci dentro qualche chicco di uva passa (possibilmente biologica, infatti l’uva - come le banane - è uno dei frutti più irrorati da ogni genere di prodotti chimici, tanto che il succo d’uva concentrato da agricoltura intensiva può contenere tracce di arsenico), aggiungendovi malto di riso o meglio sciroppo d’agave). Oppure ci si prepara il Kefir.

 

Se non è possibile utilizzare un estrattore gli strumenti necessari per la preparazione, sempre dalla noce, sono: un pentolino, un passa-patate (o in alternativa un colino di acciaio inox), un frullatore.

Si frullano i pezzi di noce e si ottengono delle scaglie un po’ più grossolane, ma vanno bene lo stesso.

 

Si lascia poi scaldare lentamente in un pentolino dell’ acqua pura (non del rubinetto) a circa 36-40 gradi (a tale temperatura gli enzimi sopravvivono ancora, al di sopra dei 42 gradi invece vengono distrutti) e vi si mettono dentro le scaglie in modo che la consistenza del composto sia molto densa.

 

Si lascia riposare mezz’ora o più e poi si strizza il tutto con un passa-patate o filtrare attraverso un colino inox (non di alluminio) a trama fine. Le scaglie di cocco “strizzate” vanno poi riutilizzate per ripetere l’intero procedimento una seconda volta. Dopo aver scaldato l’acqua derivata dal primo procedimento….