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BORRAGINE

Borago officinalis (nomi comuni: borragine, borrana, boraso)

La borragine è una delle erbe spontanee reperibili nei campi. La si rintraccia anche nei mercatini rionali. I principali principi attivi contenuti nella borragine sono i sali minerali, le mucillagini, la vitamina B, il tannino, il nitrato, l’azotato di potassio, la saponina, alcune resine ed oli essenziali come l’alcatoina. Le proprietà terapeutiche di queste sostanze determinano una depurazione dell’organismo nelle malattie cutanee, un abbassamento delle infiammazioni, un rilassamento muscolare. Inoltre la borragine aiuta la digestione, previene la formazione di calcoli biliari, abbassa la febbre, combatte le nefriti, le cistiti, le coliche, i reumatismi e si è rivelata utile anche per curare le più diffuse sindromi dell’apparato respiratorio quali raffreddori e bronchiti. La sua azione si riflette anche sul metabolismo e sul sistema neurovegetativo in quanto tonifica il sistema nervoso e seda il senso di angoscia.
 In particolare quest’azione si esplica perché la borragine agisce sulla ghiandola ipofisaria potenziando la produzione di ossitocina, ormone responsabile delle emozioni sociali. Test clinici hanno trovato che l’ossitocina può aiutare le persone affette da autismo che hanno problemi nelle situazioni sociali. È stato anche dimostrato che l’ossitocina aumenta altruismo, generosità e altri comportamenti positivi per la vita sociale. Ma l’ossitocina è anche l’ormone delle contrazioni uterine che favoriscono il parto e la lattazione, perciò la borragine è controindicata in gravidanza.

Gli acidi grassi presenti nelle foglie sono: alfa-linolenico, stearidonico, gamma-linolenico, palmitico e linoleico. L’acido gamma-linoleico svolge un ruolo indispensabile nel complesso meccanismo ormonale femminile ed è utile per migliorare i processi di apprendimento e di memoria, due funzioni fortemente compromesse nei pazienti affetti da morbo di Alzheimer o anche nell’autismo severo. Lo studio più interessante che segnaliamo è uno studio pubblicato nel Febbraio 2013 su Journal of Ethnopharmacology in cui si descrive l’attività della pianta per combattere la depressione e l’ansia, soprattutto nei casi del polimorfismo MAO-A. Polimorfismo spesso presente nell’autismo. Si fa presente inoltre che la borragine ha attività estrogeno-simili e che quindi può essere utilizzata liberamente nella dieta della donna soltanto a ridosso dell’arrivo del ciclo mestruale e in menopausa.

Per uso alimentare è bene usufruire solo delle foglie più giovani, nelle quali e stata riscontrata una quantità minima dei principi tossici, principi che però, in basse dosi (come il pepe o come lo stimolo del fritto) agiscono da stimolo e sono utilizzabili in alcuni casi clinici che hanno bisogno di un intenso stimolo, ma soprattutto come per tutte le sostanze naturali, si consiglia di non abusarne.  Uno studio pubblicato su PLoS One nel 2013 condotto al fine di valutare finalmente l’effetto protettivo o genotossico della borragine conferma che l’olio di semi di borragine non è tossico fino a concentrazioni fisiologiche al di sotto di 125 microlitri/ml. Anzi, fino a quel dosaggio non soltanto la borragine non ha proprietà genotossiche, ma ha attività protettive sul DNA ed è un potente antiossidante per merito dell’Acido Gamma Linolenico (GLA). Gli studiosi inoltre, sulla base degli effetti riscontrati, vista la capacità di quella pianta di aumentare la durata dello stato di salute, propongono la supplementazione con olio di semi di borragine (meglio ancora se di piantine naturali) piuttosto che GLA, perché proteggerebbe il DNA modulando il danno ossidativo genetico, aumentando la durata della vita e la salute soprattutto in quelle condizioni in cui è presente la leucemia. 

 

Consigli in cucina. Le giovani foglie per insalate o tra le cicorie di campo o anche nella preparazione di minestre, frittate e frittelle. La valutazione delle sostanze contenute nella borragine ha dimostrato che la maggiore percentuale di oli essenziali è contenuta nelle piante più giovani.

 Querelle.

La borragine è di solito sconsigliata da utilizzare come integratore alimentare (perché un integratore raccoglie le sostanze di molte piantine e quindi un’alta percentuale della droga). Perchè ad alti dosaggi può avere effetti tossici a causa della presenza, nelle sue parti aeree, di alcaloidi pirrolizidinici, con attività epatotossica (che attacca il fegato) e genotossica (che può contribuire a modificare il patrimonio epigenetico).

Come sempre: con i rimedi naturali ci vuole misura.