Sabato, 14 Dicembre 2019

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BINARI DI KRÄMER

Con la pubblicazione dell’opera di Edward Bach: “Guarisci te stesso” (Come diceva Socrate), del 1931, è iniziato il percorso dei fiori di Bach. Edward Bach fu un medico d’altri tempi, patologo, immunologo e batteriologo.  I suoi studi, portati avanti da Krämer, seguirono poi diversi percorsi, come quello delle mappature, che è il più conosciuto. Dietmar Krämer partì proprio dal presupposto che i dodici rimedi floreali scoperti per primi da Edward Bach fossero soltanto quelli fondamentali, “di partenza”.

I rimedi successivamente scoperti da Bach, e proposti in altri lavori, come “Fiori che curano attraverso l’anima” invece, servirebbero per affrontare quelle situazioni, che non essendo trattate “tempestivamente” con i dodici fondamentali, sono poi “degenerate” in situazioni correlate, degenerate per  compensazione degli squilibri precedenti. E' come se ciascuno di noi, alla ricerca di un continuo equilibrio dinamico, riuscisse a trovare in sè un proprio equilibrio soltanto attraverso una combinazione di altri squilibri…

Krämer associò quindi ad ogni fiore base altri due rimedi, da utilizzare nei percorsi “degenerativi” che si attivano quando la lezione “di fondo” (incorporata dal rimedio floreale di base) non era stata “compresa” dal corpo.

Quando si parla di binari di Krämer, nel campo della floriterapia, l'attenzione è quindi focalizzata soprattutto sui risultati dei studi di Krämer sulla mappatura del corpo umano e sull’ attribuzione ad ogni area del corpo di un rimedio floreale.

Secondo Krämer, esistono fiori di comunicazione (i 12 guaritori o fiori base), fiori di compensazione (posti in essere per compensare gli squilibri generati dall'incomprensione del fiore base) e fiori di decompensazione (l'unico equilibrio possibile degli squilibri precedenti).

I fiori di decompensazione sarebbero l'ultimo livello dello squilibrio generato in origine dalla mancata comprensione della lezione incorporata nel fiore di base. I fiori di decompensazione sono importanti perchè a quel livello il disturbo da emotivo-mentale si somatizza diventando anche fisico.

Quali sono le conseguenze pratiche di questi studi? Il risultato più rilevante è che è possibile affiancare il lavoro psicologico di aiuto della persona riarmonizzando gli stati disarmonici con l’aiuto di alcuni fiori. Questi vanno proposti dal rimedio di decompensazione verso quello di comunicazione.

Il metodo delle triadi di Krämer consente di semplificare situazioni complesse, in cui esperienze difficili e/o dolorose possono essersi cristallizzate le une sulle altre. Il metodo delle triadi consente di individuare i possibili sviluppi di situazioni che, se non prontamente affrontate (in tema di “consapevolezza”) derivanti dall'adozione dei specifici rimedi floreali, potrebbero diventare malattia.

Krämer sviluppò ulteriormente il suo lavoro, collegando le triadi alla medicina tradizionale cinese e alla relativa teoria dei cinque elementi. Egli in particolare si accorse che la somministrazione isolata di un intero binario, quale ad esempio composto da Centaury-Holly-Pine, può scatenare reazioni molto forti e incontrollate se non viene bilanciato dalla contemporanea somministrazione del binario ad esso accoppiato secondo uno schema preciso da lui elaborato, e di un relativo fiore esteriore: nell'esempio, il binario Centaury andava cioè assunto insieme a quello composto da Rock Rose-Agrimony-Cherry Plum e al fiore esteriore Star of Bethlehem. Assumendolo insieme a binari di tipo diverso comparivano invece le stesse gravi reazioni indesiderate. Ne risultarono così sette combinazioni, elencate di seguito

  • binari Centaury e Rock Rose + Star of Bethlehem
  • binari Gentian e Mimulus + Elm
  • binari Centaury e Vervain + Star of Bethlehem
  • binari Clematis e Imapatiens + Aspen
  • binari Water Violet e Chicory + Walnut
  • binari Scleranthus e Cerato + Gorse
  • binari Agrimony e Chicory + Walnut

 

Fonti bibliografiche:

Dietmar Krämer - Nuove terapie con i fiori di Bach voll. 1 e 2 Edizioni mediterranee


Fabio Nocentini, Maria Laura Peruzzi, Il grande libro dei fiori di Bach, pp. 39-46, Giunti Editore, 2004