Le spezie contro il diabete

La medicina tradizionale e il suo ruolo nella gestione del diabete mellito.

 

Il diabete mellito è una sindrome caratterizzata da iperglicemia, alterazione del metabolismo di lipidi, carboidrati e proteine, tutto un corollario di problematiche​​ che, a lungo termine, possono portare complicazioni agli occhi, ai reni, comportare seri disturbi cardiovascolari e neurologici.

Il consumo di carboidrati, come pasta e pane, è spesso molto superiore a quanto l’organismo riesca a smaltirli, in uno stile di vita sedentario. Il diabete è una patologia che va crescendo anche tra le popolazioni più povere che hanno cambiato stile di alimentazione assumendo cibi lontani dalla loro tradizione, come il fast food.

Il diabete necessita di un trattamento farmacologico tradizionale, ma in alcuni casi, accanto alla terapia medica, può risultare utile l’impiego di erbe officinali, attive su questa patologia del ricambio. Sempre sotto consiglio del medico.

Molte piante provenienti da diverse regioni del mondo sono state studiate per i loro effetti anti-diabetici. Nei casi di lieve iperglicemia (pre-diabete), una dieta sana ed equilibrata, associata ad un corretto stile di vita e all’utilizzo di rimedi naturali appropriati, può essere sufficiente a tenere sotto controllo la glicemia; evitando l’innesco del diabete in soggetti predisposti; mentre, nei casi più gravi, tali preparati si possono affiancare ai farmaci di sintesi oppure si possono utilizzare questi frutti della natura nelle tisane in modo da tenere sotto controllo la glicemia. È evidente che il medico deve esserne informato per evitare effetti indesiderati o interazioni indesiderate.

 L’articolo di revisione pubblicato su Biomedical Research and Therapy[1] ha individuato alcune tra le più importanti piante medicinali con proprietà ipoglicemizzanti, analizzando gli studi suffragati da prove cliniche e di laboratorio affidabili ed ha anche osservato alcune piante medicinali prescritte nella medicina tradizionale iraniana, sempre per il trattamento del diabete. Quelle piante che oggi chiamiamo nutraceutiche.

La dieta è un fattore essenziale che influenza il rischio di sviluppo e progressione delle malattie croniche moderne, in particolare quelle con radici patofisiologiche nell’infiammazione e nel danno ossidativo indotto da stress. Il potenziale impatto di alcuni alimenti e dei loro composti bioattivi per invertire o prevenire i processi di disregolazione distruttiva che portano alla malattia ha perciò attirato un’attenzione intensa nella ricerca.

I risultati degli studi hanno indicato come erbe utilizzabili: l’ortica[2] (composti fenolici inibitori degli enzimi responsabile del diabete), i semi della trigonella o fieno-greco[3], l’aglio[4], ilcartamo o zafferanone[5], l’assafetida[6], (detta anche finocchio fetido, o concime del diavolo che è una specie della famiglia delle Apiaceae, originaria della Persia).

 La somministrazione della soluzione in polvere di semi di trigonella foenum-graecum ha avuto effetti pronunciati nel miglioramento del metabolismo lipidico nei pazienti diabetici di tipo II senza effetti avversi[7].

 

L’alliina è una componente dell’aglio (Allium sativum), che è nota per le sue proprietà antidiabetiche, ipotensive, antinfiammatorie e ipocolesterolemizzanti, che suggeriscono il suo ruolo potenziale nella gestione della sindrome metabolica.

 

Il mango (Mangifera indica) è un frutto tropicale con composizione nutrizionale e fitochimica distintiva. In particolare, il mango contiene numerosi micronutrienti essenziali idrosolubili e liposolubili insieme ai suoi fitochimici distintivi: gallotannini e alla mangiferina. Gli studi in vitro e in vivo rivelano vari meccanismi attraverso i quali i manghi o i suoi composti associati riducono il rischio o invertono le malattie associate ai disturbi del metabolismo e all’infiammazione.

Gli antiossidanti del frutto del mango, in particolare la mangiferina, hanno la capacità di stabilizzare NRF2, fattore nucleare che induce la sintesi di proteine fondamentali per combattere lo stress ossidativo cellulare: glutatione perossidasi, glutatione S-trasferasi, superossido dismutasi, eme-ossigenasi, catalasi.

Molto interessanti sono anche gli studi sull’estratto dalle foglie del mango[8]. Come anche sulle diete integrate con farina di nocciolo di Mangifera indica che hanno migliorato i livelli di glicemia a digiuno, il glicogeno epatico, l’emoglobina glicosilata, il profilo lipidico, gli elettroliti plasmatici, la malonaldeide e i biomarcatori della funzione epatica. L’utilizzo della farina di nocciolo di M. indica potrebbe orientare per un intervento nutraceutico per la gestione del diabete di tipo 2 e delle sue complicanze. L’attività antidiabetica complessiva del mango può essere attribuita ai suoi polifenoli, inclusi i flavonoidi e gli acidi fenolici. Oltre a modulare il metabolismo dei carboidrati inibendo l’α- glucosidasi e l’α- amilasi, è noto che i polifenoli esibiscono un effetto antidiabetico attraverso altri meccanismi come la riduzione dell’assorbimento intestinale dei carboidrati alimentari, la stimolazione della secrezione di insulina; e hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.

Sono state verificate (attraverso uno studio clinico del 2013) anche le proprietà antidiabetiche della Salvia officinalis[9] (la comune salvia da cucina) attraverso l’assunzione di estratti ottenuti dalle foglie della salvia, che sono risultati efficaci nell’abbassare la glicemia e migliorare il profilo lipidico nei pazienti trattati.

La salvia è utile anche per la sua azione antiossidante, antinfiammatoria e antibatterica. Inoltre ha effetti positivi sulla memoria, sui disturbi del ciclo mestruale e su quelli legati alla menopausa. Il decotto di Salvia  officinalis  ha mostrato una buona capacità inibitoria contro l’attività della xantina ossidasi, un fatto che potrebbe essere associato al suo alto contenuto di flavoni.

La Mentha[10],[11], la comunissima menta che possiamo coltivare anche in balcone, presenta numerosi composti benefici tra cui polifenoli, flavonoidi, antrachinoni, tannini, saponine, sterolo, glucidi, glicosidi, terpenoidi e riduttori di zuccheri. Inoltre, il risultato del dosaggio di alcuni composti bioattivi presenti in questa pianta ha mostrato un valore importante di polifenoli ed ha anche mostrato un contenuto non trascurabile di flavonoidi. In conclusione, l’estratto acquoso di menta ha dimostrato un interessante effetto antidiabetico.

Anche la cannella[12], la comunissima cannella utilizzata in cucina (Cinnamomum verum) è stata oggetto di diversi studi clinici che ne hanno dimostrato l’attività ipoglicemizzante e ipocolesterolemizzante, oltre che anti-ipertensiva (Bandara, et al. 2012). L’acido cinnamico in vitro aumenta significativamente la secrezione di insulina stimolata dal glucosio nelle isole del pancreas (Hafizur, et al. 2015); in vivo agisce contro l’insulino-resistenza (Kim, Choung. 2010).

 Un’erba utilizzata anche in erboristeria o in alcuni preparati erboristici è l’Ocimum tenuiflorum (basilico santo)[13]. Il basilico santo è una pianta perenne aromatica, eretta, molto ramificata che cresce da 30 a 100 cm di altezza.


È una delle piante ritenute più sacre in India, dove è stata coltivata per oltre tremila anni ed è ancora coltivata spesso intorno alle case e ai templi per il riconoscimento popolare della sua influenza protettiva. Inoltre è comunemente coltivato in altre aree tropicali per le sue foglie, proprio per usi medicinali. Se ne ricava infatti un tè dolcemente speziato, con un forte profumo pronunciato di chiodi di garofano. Il basilico santo è un’erba molto importante nella tradizione ayurvedica. Un’erba pungentemente aromatica, riscaldante e antisettica; induce il sudore; abbassa le febbri; rilassa gli spasmi; allevia il dolore; cancella le infezioni batteriche; rafforza il sistema immunitario e nervoso; riduce le infiammazioni; e favorisce la digestione. La ricerca ha dimostrato che l’erba ha la capacità di abbassare i livelli di zucchero nel sangue. Gli oli essenziali delle foglie hanno mostrato attività antibatterica e antimicotica e contengono metilchaviolo, eugenolo e altri oli volatili e commerciali. La pianta viene utilizzata per uso interno per il trattamento di malattie febbrili (soprattutto nei bambini), contro il raffreddore, l’influenza, la sinusite, il mal di testa, i dolori reumatici, i disturbi digestivi con distensione addominale e crampi. Quest’erba viene utilizzata anche esternamente come antisettico per il trattamento della pelle con macchie.

La radice di Panax (ginseng coreano)[14],[15] è una pianta adattogena (una sostanza che aumenta la capacità di reazione del Sistema Nervoso e del surrene), che migliora la resistenza dell’organismo di fronte ai diversi agenti lesivi di carattere chimico, fisico, meccanico, farmacologico e biologico (lo stress). Inoltre potenzia il sistema immunitario, endocrino e nervoso proprio grazie alla sua proprietà di aumentare la capacità dell’organismo di adattarsi allo stress. Il ginseng ha numerose proprietà riconosciute in quanto, oltre a ridurre l’assorbimento del glucosio, potenzia il rendimento fisico e mentale, rafforza le difese immunitarie e abbassa i rischi di contrarre diverse malattie. Il Ginseng aiuta a ripristinare la normale funzione ghiandolare dopo la contraccezione o dopo la terapia ormonale (di sintesi).

Al ginseng anche la moderna farmacologia riconosce una serie di azioni: adattogena, tonica, stimolante, ipoglicemizzante, antistress, abbassa e controlla il tasso di lipidi nel sangue. Il ginseng comunque va utilizzato con molta cautela in caso di ipertensione e soltanto sotto consiglio del medico.

Zingiber zerumbet (lo zenzero) è una spezia molto antica originaria dal sud est asiatico (forse da Java) dove  trova un habitat adatto per  crescere rigogliosa per il favorevole  clima  tropicale e subtropicale. Il suo nome deriva da Zingiber che a sua volta proviene dall’indiano Zingibil o secondo altre fonti dall’Arabo Zind-schabil, che significa radice “cornuta” e fa riferimento alla sua forma un po’ particolare. Lo zerumbone (un composto naturale che è stato estratto, isolato e purificato dai rizomi della pianta commestibile Zingiber zerumbet) può avere potenziali effetti terapeutici contro il danno cellulare β indotto dall’iperglicemia. Lo zerumbone conferisce protezione contro l’apoptosi indotta da glucosio elevato delle cellule β del pancreas[16].  Altri studi dimostrano come questa sostanza protegga dalla retinopatia diabetica e dalla nefropatia diabetica[17].

 

Studi recenti condotti su un’associazione tra Nigella Sativa (o cumino nero)[18] e propoli nei ratti diabetici hanno dimostrato che questo mix ha ridotto significativamente lo stress iperglicemico e ossidativo derivante dall’iperglicemia. Inoltre, ha migliorato tutti i cambiamenti biochimici e istopatologici avversi, derivanti dal diabete. Questo preparato naturale ha rivelato un’attività antidiabetica sicura ed eccellente, attribuita all’ attività antiossidante del cumino nero associato alla propoli. Oltre a superare la maggior parte dei cambiamenti istopatologici nei tessuti renali e del pancreas, la maggior parte delle cellule ha ripristinato le condizioni normali.

Diversi studi hanno mostrato come anche l’ Aloe vera abbia effetti ipolipemizzanti[19], antiipertensivi, antidiabetici, antiobesità e cardioprotettivi. Le prove degli studi hanno dimostrato che l’aloe vera potrebbe ridurre efficacemente i livelli di concentrazione della glicemia a digiuno, l’emoglobina glicosilata, i trigliceridi, il colesterolo e le lipoproteine a bassa densità e aumentare i livelli sierici di lipoproteina-colesterolo ad alta densità nei pazienti prediabetici.

Esistono anche fitopreparati come la gymnema (Gymnema sylvestre)[20] che è una pianta della famiglia delle Asclepiadacee. La gymnema è già nota in letteratura scientifica come pianta anti-zuccheri ed è utile per il controllo della fame compulsiva.

Erbe molto meno comuni sono lo spinaporci (Sarcopoterium spinosum)[21] che si rintraccia anche nelle vegetazioni italiane e il cui il frutto, simile ad una bacca, è spugnoso e di colore rosso vivo.

L’erboristeria utilizza anche fiori australiani come la Bauhinia[22].

Un altro interessante frutto è la Momordica (Momordica charantia)[23] una pianta rampicante tropicale e subtropicale di cui spesso si trovano i frutti nei mercatini etnici. È una pianta erbacea, annuale, che può crescere fino ad una altezza di 5 metri. il frutto, le foglie ed i semi sono molto nutrienti e contengono fosforo, ferro, calcio, vitamine A, B e C, beta carotene e potassio. È molto usata nella medicina Ayurvedica ed alcuni studi sostengono che, grazie ad una sostanza che contiene chiamata polipeptide-P, abbia effetti simili a quelli dell’insulina, regolando quindi i livelli di zucchero nel sangue nei diabetici.

Recentemente è stato dimostrato che un estratto polifenolico solubile in acqua di germogli di chiodi di garofano migliora la funzionalità epatica e lo stato redox. Uno studio[24] ha dimostrato che l’estratto di polifenoli dei chiodi di garofano potrebbe influenzare il metabolismo del glucosio.

 

Mantenere il controllo glicemico nel diabete e nel prediabete è necessario per prevenire molte complicazioni della salute e la mortalità. Sebbene a questo scopo vengano utilizzati diversi farmaci ipoglicemizzanti, esiste ancora un crescente interesse nell’uso delle piante medicinali a causa del loro basso prezzo, della facile disponibilità e di effetti collaterali minori o nulli. La Moringa (Moringa oleifera Lam.) È una pianta medicinale tradizionalmente utilizzata nella gestione del diabete. Negli studi condotti sulle foglie della moringa[25] è stato dimostrato che sono in grado di ridurre la glicemia, senza causare effetti avversi. I meccanismi proposti per ridurre la glicemia comprendono l’inibizione delle attività dell’α-amilasi e dell’α-glucosidasi, un aumento dell’assorbimento del glucosio nei muscoli e nel fegato, l’inibizione dell’assorbimento del glucosio dall’intestino, una diminuzione della gluconeogenesi nel fegato e una maggiore secrezione e sensibilità dell’insulina.

In sintesi è possibile, per evitare che si conclami la malattia diabetica, saper fare uso delle erbe aromatiche giuste.

Altre erbe come la Swertia[26], il Combretum sono molto lontane dalle nostre cultivar perché sono originarie dell’Africa tropicale e meridionale, o dell’Asia tropicale e anche  dell’America tropicale. Il Combretum Micranthum in particolare è una pianta studiata a lungo da farmacologi, specialmente francesi, che sono arrivati ad isolare vari componenti interessanti, che ne spiegano l’efficacia a livello epatico e biliare. Anticamente era usata dai guaritori soprattutto contro malaria e l’ittero in generale; la tisana di sole foglie ha portato buoni risultati nella cura ed è utile in caso di disordini epatici, dimostrabili mediante il miglioramento dei valori di bilirubina e transaminasi. L’infuso è un buon sostegno al lavoro della bile, utile come diuretico e disinfettante delle vie urinarie, coadiuvante per l’eliminazione dei calcoli biliari. Polifenoli bioattivi nel tè kinkéliba[27](Combretum Micranthum) possono avere effetti antidiabetici dopo l’utilizzo continuato di sette settimane.  

La Liriope Muscari[28] è una pianta perenne, originaria dell’Asia, che da noi viene coltivata soltanto per scopi decorativi ma sarebbe potenzialmente utilizzabili le sue radici. Studi clinici confermano infatti effetti preventivi dei polisaccaridi di Liriope spicata prolifera sulla nefropatia diabetica nei ratti.

L’estratto dei semi della  Caesalpinia bonduc[29], anche detta guilandina Bonduc, o noce di soia (una pianta originaria delle Haway) ha significativi effetti antiiperglicemici e antiossidanti nei ratti diabetici.

La Coccinia grandis[30]  (zucca di edera, nota anche come zucca scarlatta), è una pianta selvaggiache cresce in Senegal, in Somalia e in Tanzania; ma anche in Arabia Saudita, in Yemen e in India dove viene consumata cotta, come la nostra verdura comune. È rintracciabile anche in Mozambico e nelle isole Mauritius ed è stata introdotta in molte altre regioni tropicali e subtropicali; è considerata un’erbaccia invasiva e odiosa in Australia, Florida e nelle Isole del Pacifico, ad esempio alle Hawaii. È coltivata in Asia dall’India all’Indonesia. Nell’Africa orientale, in particolare in Kenya, è coltivata principalmente per i consumatori di origine indiana. I suoi frutti rossi maturi dal sapore dolce vengono consumati crudi, oppure vengono sbucciati e tagliati a pezzi e preparati come spezzatino con cipolle e pomodori.

Il Syzygium cumini[31], comunemente noto come prugna di Malabar o prugna di Java o prugna nera, è un albero tropicale sempreverde di cui si utilizzano le bacche. È una pianta originaria del subcontinente indiano ed è stata diffusa all’estero dall’India dagli emigranti indiani. Attualmente è presente anche nelle ex colonie britanniche tropicali. L’estratto di frutta e semi è risultato efficace contro l’iperglicemia nei ratti diabetici.

IL Pterocarpus angolensis[32] (kiaat) è un albero (leguminosa) che cresce spontaneamente nelle aree calde e prive di gelo nel nord-est dell’Africa, estendendosi nello Zimbabwe, nel Botswana settentrionale, in Mozambico e in Namibia. Si utilizza la corteccia nella medicina tradizionale, che la propone contro il diabete ma anche nel trattamento della tigna, contro i dolori lancinanti, per problemi agli occhi, contro la malaria, per problemi di stomaco e per aumentare la lattazione materna.

La Tinospora cordifoli[33] (guduchi) è un’altra pianta molto utilizzata nella medicina ayurvedica. Il guduchi è utilizzato per rinforzare il sistema immunitario. Nell’ayurveda, oltre alle foglie vengono utilizzati anche il tronco e le radici della pianta. Non a caso in sanscrito questa pianta è chiamata «nettare degli dei». Secondo le tradizioni della medicina ayurvedica infatti il guduchi può esercitare un’azione positiva su nervi, sulle articolazioni e sui sintomi da stress. Viene utilizzata anche come rimedio anti-età proprio per rinforzare le difese immunitarie. I popoli indiani utilizzano l’estratto di guduchi per prevenire le febbri, contro la tosse, contro il raffreddore e per i problemi di stomaco. Restituisce un armonioso equilibrio alle funzioni del corpo ed è uno strumento eccezionale per rinforzare la memoria. La polvere essiccata della pianta viene utilizzata soprattutto come antinfiammatorio e quindi anche in caso di artrite reumatoide. Riduce i gonfiori articolari ed esercita un’azione lenitiva. In particolare sono state osservate nello studio condotto in India le sue proprietà antidiabetiche. I partecipanti al gruppo di intervento hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa del loro livello di glucosio nel sangue e dell’insulina sierica a digiuno. Nessun effetto avverso è stato segnalato da nessun partecipante.

L’Abelmoschus moschatus[34](Ambretta), detta anche Abelmosco, o malva muschiata, è una pianta aromatica e medicinale ampiamente utilizzata nelle regioni tropicali, subtropicali e temperate del mondo. Gli studi hanno rintracciato un principio attivo dell’ Abelmoschus moschatus (Malvaceae), efficace sulla resistenza all’insulina, la miricetina. Questa pianta viene adottata soprattutto nella medicina ayurvedica in diversi rimedi; le si riconoscono proprietà diuretiche, emollienti, stomachiche, carminative, antisettiche, antidiabetiche, stimolanti e afrodisiache. Il decotto dei semi è utile in caso di disturbi alla milza, vomito e dolori addominali; inoltre, se masticati, aiutano a rilassare il respiro e agiscono contro la nausea. Le foglie e le radici, sono utilizzate contro il mal di testa, i reumatismi, le vene varicose, la febbre. L’olio essenziale estratto dai semi è utilizzato in aromaterapia per il trattamento della depressione e dell’ansia; esternamente è applicato in caso di crampi, articolazioni doloranti e problemi di circolazione.

La Vachellia nilotica[35] è un albero sempreverde dell’Africa e dell’Asia meridionale, è una fonte di cibo per la popolazione locale ed è la fonte di tannini più comunemente usata nell’India settentrionale. La corteccia di Acacia mearnsii contiene infatti quantità significative di tannini. In seguito alla scoperta della sua forte attività antiossidante, è stato sviluppato un integratore alimentare di tannino e gli studi riportano una forte attività di questo estratto contro diversi batteri patogeni dell’intestino umano. Sono stati anche riportati esperimenti in vivo per l’attività anti-obesità e anti- diabete. Numerosi brevetti relativi a questi enzimi come anti-diabete e anti-obesità sono presenti nella letteratura scientifica.

L’Achyranthes aspera[36], anche detto comunemente fiore di pula spinoso o cavallo del diavolo, è un fiore usato nella medicina popolare in Australia, India, e in Kenya. Studi clinici[37] hanno analizzato le saponine dei semi di Achyranthes aspera  e confermato che queste possiedono proprietà antiiperlipidemiche e antiossidanti che potrebbero portare a un miglioramento del profilo lipidico sierico e dello stato antiossidante del sangue confermando l’uso della tradizione popolare di questa pianta autoctona nel trattamento dell’iperlipidemia.

È stato inoltre studiato il potenziale antidiabetico della famiglia delle Fabaceae[38] (leguminose). In particolare la Sutherlandia frutescens che è un legume sudafricano che è stato tradizionalmente usato come medicina indigena per una varietà di disturbi. Gli studiosi hanno confermato, attraverso studi sia in vivo che in vitro, le sue attività antidiabetiche. La sutherlandia frutescens normalizza i livelli di insulina e l’assorbimento di glucosio nei tessuti periferici, sopprime l’ssorbimento intestinale di glucosio, previene la resistenza all’insulina e ha invertito significativamente gli effetti del fruttosio e dell’insulina sull’accumulo lipidico nelle linee cellulari [39].

Gli studi confermano l’attività regolatrice anche di piante erbacee e alberi rappresentati nelle regioni calde e temperate dell’Europa, dell’Asia, dell’Africa e dell’Oceania come le Asphodelaceae[40], l’Andrographis paniculata[41] e l’effetto antidiabetico di dosi singole o multiple di estratti acquosi e alcolici di quelle specie sembrerebbe dovuto ai composti attivi di quelle piante. Gli studi confermano che sono tutte efficaci nel ridurre il livello di glucosio nel sangue in tutti gli studi sperimentali condotti.

 l’Artemisia herba-alba[42] (assenzio bianco), è un arbusto perenne del genere Artemisia che cresce comunemente nelle steppe secche delle regioni mediterranee nell’Africa settentrionale, nell’Asia occidentale e nell’Europa sud-occidentale e viene utilizzato come olio essenziale.

Un consistente studio sull’Artemisia dracunculus[43] (dragoncello), ha identificato le vie cellulari attraverso le quali l’Artemisia dracunculus migliora l’assorbimento, il trasporto e il metabolismo del glucosio. La sua attività nel migliorare l’espressione delle proteine ​​coinvolte nell’infiammazione, nella glicolisi, nella segnalazione del citoscheletro di actina, nel turnover e nel trasporto di GLUT4. L’aumento del trasporto di GLUT4 comporta un aumento dell’assorbimento del metabolismo del glucosio; migliorando quindi la sensibilità all’insulina nell’organismo.

Gli studi hanno dimostrato che anche un’altra pianta, nota sia in erboristeria che in agraria come olio di Neem (Azadirachta indica) ha delle proprietà fantastiche. I semi e le foglie contengono dei composti che hanno rivelato proprietà antisettiche, antivirali e fungicide. Secondo la medicina popolare potrebbe essere efficace contro le infiammazioni, l’ipertensione e le ulcere. Fitopreparati ricavati da estratti del Neem combattano il diabete e la malaria. Gli studi clinici confermano che l’estratto di foglie di Azadirachta indica[44] può svolgere un ruolo significativo nella gestione del diabete mellito di tipo 2 migliorando l’espressione delle molecole di segnalazione dell’insulina.

 Studi sulla Gongronema latifolium[45], comunemente chiamato “utazi” e “arokeke” utilizzato nella parte sud-occidentale e sud-orientale della Nigeria, ha rivelato la presenza di un fitosterolo ipoglicemizzante: il Sitostenone.

Osservazione: queste erbe utilizzate e studiate per le loro attività antidiabetiche hanno tutte anche un loro potere antibatterico. Come se, modificando il microbiota andassero a modificare l’epigenetica….

Spunti tratti da:

http://www.bmrat.org/index.php/BMRAT/article/view/463

pubblicato su: Biomedical Research and Therapy

Behzad Moradi, Sabre Abbaszadeh, Somayeh Shahsavari, Mohsen Alizadeh, Fatemeh Beyranvand.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30976694

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31354852

Evid Based Complement Alternat Med. 4 luglio 2019; 2019: 2835691. doi: 10.1155 / 2019/2835691. eCollection 2019 (Medicina basata sull’evidenza clinica).

[1] http://www.bmrat.org/index.php/BMRAT/article/view/463

 [2] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30156162

 [3] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31583253

 [4] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30841444

 [5] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24577929

 [6] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5506628/

 [7]

[8] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31323919

 [9] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30513773

 [10] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3106428/

 [11] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29769013

 [12] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30935562

 [13] https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2221169117307736

 [14] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30945455

 [15] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30849506

 [16] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25769956

 [17] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4586564/

 [18] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5337387/

 [19] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29621403

 [20] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30723516

 [21] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29768504

 [22] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30817232

 [23] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31441956

 [24] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31064377

 [25] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31429148

 [26] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27051429

 [27] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29567217

 [28] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23831538

 [29] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22224063

 [30] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28053889

 [31] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30046378

 [32]https://www.researchgate.net/publication/333374537_Pterocarpus_Marsupium_for_the_Treatment_of_Diabetes_and_Other_Disorders

 [33] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30661947

 [34] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17694473

 [35] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29621196

 [36] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23337817

 [37] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26788089

 [38]https://www.researchgate.net/publication/233698002_Antidiabetic_Potential_of_Fabaceae_Family_An_Overview

 [39] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23376105

 [40] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6500637/

 [41] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6273188/

 [42] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5726182/

 [43] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3367113/

 [44] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4630690/

 [45] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29083373

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